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Ha pubblicato un articolo il 15/09/2026
Ottenute le certificazioni EPD “Dichiarazione Ambientale di Prodotto” anche per le gamme Pressfitting AISI 304

Eurotubi Pressfitting gamme inox: sono disponibili alla pagina “certificazioni” tutte le dichiarazioni ambientali di prodotto. Dopo il primario ottenimento della certificazione relativa alla gamma inox AISI 316L con profilo M, ora potrete consultare e scaricare liberamente anche le certificazioni relative alle gamme pressfitting in acciaio inox AISI 304, V e M e AISI 316L con profilo V.


Richiesta in particolare dai mercati europei più attenti ai temi della sostenibilità, primi tra tutti la Scandinavia e la Germania, la certificazione EPD costituisce oggi un requisito imprescindibile per i materiali impiantistici utilizzati dai costruttori che mirano a ottenere le certificazioni di edilizia sostenibile e a partecipare a gare d’appalto pubbliche, sempre più rigorose sotto il profilo dell’impatto ambientale.

I certificati EPD, “dichiarazione ambientale di prodotto”, consentono di comunicare in maniera trasparente, oggettiva e comparabile l’impatto ambientale di un prodotto lungo l’intero ciclo di vita, dalla fase produttiva fino allo smaltimento. Questo strumento supporta i produttori, gli utilizzatori e gli stakeholder nel compiere scelte più consapevoli e orientate alla sostenibilità.

Perché l’EPD è uno strumento indispensabile per l’ambiente e il settore delle costruzioni?
La Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) agisce come una carta d’identità ecologica. In un mercato spesso saturo di promesse ambientali generiche, questo documento sposta l’attenzione dalle parole ai dati, offrendo una misurazione oggettiva dell’impatto di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita.

Misurazioni certe contro ogni possibile ambiguità ambientale
Il primo valore dell’EPD è la trasparenza. Non si basa su stime approssimative, ma su un’analisi rigorosa che quantifica emissioni di CO₂, i consumi di energia e l’utilizzo delle risorse idriche. Il fatto che i dati siano verificati da enti esterni indipendenti elimina il rischio di dichiarazioni ingannevoli, garantendo che ogni affermazione sulla sostenibilità sia supportata da prove scientifiche. Questo permette ai progettisti e agli acquirenti di confrontare i prodotti sulla base del loro reale impatto ambientale, premiando chi si impegna davvero a ridurre l’impronta ecologica.

Un motore reale per l’efficienza e il riciclo dei prodotti
Oltre alla comunicazione esterna, l’EPD è un prezioso strumento di autovalutazione. Analizzando ogni singola fase del processo, le aziende possono individuare con precisione dove si verificano i maggiori sprechi. Questo monitoraggio costante spinge a ottimizzare la logistica, ridurre i consumi energetici e integrare materiali di recupero, favorendo un modello di economia circolare. Migliorare i parametri di una dichiarazione ambientale significa, nei fatti, investire in tecnologie più pulite e processi produttivi più snelli.

Standard comuni e accesso globale alle informazioni ambientali
L’EPD standardizza il linguaggio della sostenibilità, essendo riconosciuta a livello internazionale e richiesta dai principali protocolli di bioedilizia e dalle normative sugli appalti pubblici. Inoltre, favorisce la circolazione di prodotti a basso impatto senza barriere burocratiche. Adottare questo strumento non è solo una scelta etica, ma una necessità operativa per operare in contesti dove il rispetto dell’ambiente è ormai un requisito d’accesso obbligatorio.

L’EPD trasforma la responsabilità ambientale in una pratica gestionale quotidiana, rendendo la salvaguardia del pianeta un obiettivo misurabile e raggiungibile.

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Un progetto dove memoria e materia trovano un nuovo equilibrio

Affacciata sul paesaggio della Valtellina, con una vista aperta su Sondrio e sulle montagne della Valmalenco, Villa GI è il risultato di un intervento di ristrutturazione concluso nel 2025 che ha trasformato una villa unifamiliare degli anni Sessanta in un’abitazione contemporanea. Il progetto, firmato dall’architetto e proprietario Davide Moroni, non si limita a ripensare un immobile esistente, ma dà nuova forma a quella che era la vecchia casa dei nonni, un luogo carico di storia e ricordi da conservare. 

L’intervento ha comportato demolizioni e la successiva ridefinizione degli spazi su due livelli. La nuova organizzazione mette al centro il piano primo, pensato come un grande open space in cui ingresso, soggiorno e cucina si susseguono secondo una logica fluida, mentre al piano superiore si sviluppa una zona notte più raccolta, giocata su proporzioni più intime, soffitti ribassati nei corridoi e aperture verticali in corrispondenza delle camere.

Uno degli aspetti più significativi del progetto è il modo in cui gli elementi del passato vengono mantenuti e rimessi in scena. Non come parentesi decorative, ma come parti attive del nuovo racconto domestico. All’ingresso trova posto il divano di famiglia di fine Ottocento, collocato in una posizione precisamente studiata davanti alla porta blindata d’ingresso. Nella zona giorno compare il pianoforte, insieme all’impianto stereo originale anni Settanta, mentre altri oggetti ereditati, come il baule della nonna e la scala storica, contribuiscono a costruire una continuità emotiva con la storia dell’abitazione. Ogni arredo importante viene trattato come un punto fisso del progetto, non come un elemento da aggiungere in un secondo momento. 

L’ingresso è pensato come uno spazio di sospensione, una soglia vera e propria prima dell’apertura del living. Non introduce subito al soggiorno, ma prepara l’esperienza domestica attraverso una definizione cromatica e volumetrica precisa. Il blu petrolio segna la presenza e sottolinea il carattere di volume autonomo, una sorta di scatola interna che organizza il passaggio e stabilisce una relazione con la struttura esistente. È una scelta che ritorna in altri punti strategici della casa e che diventa uno dei fili conduttori dell’intero intervento. 

La zona giorno si sviluppa come un ambiente ampio che apre verso il panorama esterno. La vista sulla città sottostante e sulla valle entra nel progetto come parte integrante dell’esperienza spaziale. A caratterizzare l’ambiente non è soltanto la luminosità, ma anche il dialogo tra superfici neutre, materia grezza e segni fortemente espressivi. Pilastri e travi esistenti vengono lasciati in cemento a vista e valorizzati nella loro ruvidità, mentre il camino bifacciale introduce una soglia interna tra zona relax e zona pranzo-cucina senza interrompere il continuum visivo. La separazione funzionale avviene per addizione di elementi architettonici e non per compartimentazione. 

La cucina è stata progettata per dialogare con il living. L’isola di generose dimensioni si rapporta direttamente al tavolo da pranzo e mantiene una visione costante sugli altri spazi della casa, così da favorire una relazione continua tra le diverse aree dell’open space. Anche sulla parete sud della cucina ritorna il tema della luce e della scansione regolare delle aperture, con cinque finestre che riprendono il ritmo del lato nord del soggiorno. Ne deriva uno spazio calibrato, in cui il disegno degli elementi su misura e la distribuzione delle funzioni concorrono a creare ordine ed equilibrio. 

I prodotti ECLISSE sono stati utilizzati in più punti dell’abitazione. L’esempio più significativo si trova all’interno di un volume compatto, un cubo dello stesso colore dell’ingresso blu petrolio, presenza netta ma perfettamente integrata nel sistema spaziale della casa che contiene al suo interno un bagno di servizio. L’accesso avviene attraverso una porta a battente filomuro a tutta altezza, priva di traverso superiore per eliminare il sopraluce e ottenere un continuum architettonico del corridoio, senza interruzioni nel disegno verticale della parete. La porta non si legge come un corpo aggiunto, ma come parte del volume stesso. All’interno del bagno, il rivestimento in microcemento e gli arredi su misura disegnati dall’architetto rafforzano l’idea di essenzialità compatta e controllata. 

La scala viene reinterpretata come parte centrale dell’intervento, un “cubo nel cubo” il cui primo gradino sospeso e retroilluminato ne dichiara immediatamente il carattere. Per amplificarne la presenza, sono state demolite le vecchie pareti e rimossi anche i controsoffitti preesistenti, così da restituire una maggiore apertura verticale agli ambienti. Il cemento grezzo di colonne e travi viene mantenuto anche qui, mentre listelli di legno e ferro delimitano senza chiudere, introducendo un filtro visivo leggero capace di articolare il passaggio senza sottrarre respiro all’insieme. 

Al piano superiore, l’atmosfera si fa più raccolta. I corridoi si attestano a 240 cm di altezza e introducono a camere in cui il soffitto si apre nuovamente, rivestito in tavole di abete sbiancato con nodi a vista. È un linguaggio più intimo che dialoga con il pavimento in rovere scuro e crea un contrasto misurato con la matericità più ruvida e minerale del livello inferiore. Anche qui torna il tema del piccolo atrio, dello spazio filtro, della soglia come occasione progettuale e non come semplice passaggio. Di nuovo, le porte a tutta altezza contribuiscono a non spezzare le superfici, dare continuità alle pareti senza introdurre cornici visive superflue. Sempre in ottica di eliminare il superfluo, altre soluzioni filomuro sono state adottate per occultare vani di servizio o per accedere alla cabina armadio.  

L’intervento di ristrutturazione è completato da un importante lavoro sulle prestazioni dell’edificio. La villa integra ventilazione meccanica controllata con climatizzazione e deumidificazione, impianto fotovoltaico da 8 kW con batteria di accumulo da 15 kW, colonna per la ricarica dell’auto elettrica, domotica, riscaldamento a pavimento, cappotto da 18 cm e isolamento in copertura da 22 cm in lana di roccia, oltre a serramenti con triplo vetro e monoblocchi. Anche il camino, ad alto rendimento e con mattonelle refrattarie, partecipa a questa visione della casa come luogo in cui qualità architettonica e comfort procedono di pari passo. 

Villa GI è il risultato di un delicato equilibrio tra memoria privata e chiarezza contemporanea. La casa non rinuncia alla propria storia, ma la rilegge, facendo convivere strutture lasciate a nudo, cromie profonde, arredi su misura e soluzioni capaci di sostenere la continuità dell’insieme. 

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Architettura Biofilica e Materiali Naturali: La Visione di Kengo Kuma tra Mediterraneo e Giappone

“Penso che il Mediterraneo abbia una lunga storia di conversazioni con i materiali“.
Con queste parole, l’architetto giapponese Kengo Kuma ha aperto la sua riflessione sui legami profondi tra natura, materiali e architettura, condividendo una visione che intreccia due culture apparentemente distanti ma intimamente connesse: quella del bacino mediterraneo e quella giapponese. Un dialogo che va oltre la geografia per abbracciare una filosofia progettuale radicata nel territorio, nella sostenibilità e nel rispetto per l’ecosistema.

Mediterraneo e Giappone: Due Culture, un Unico Dialogo con i Materiali
La natura del Mediterraneo possiede caratteristiche uniche e una bellezza distintiva che si manifesta attraverso una straordinaria ricchezza materica. Il ferro, le pietre speciali, il calore del clima hanno generato nel tempo una diversità che l’architettura ha saputo interpretare e valorizzare, stabilendo un legame indissolubile con questa varietà naturale. L’architettura mediterranea è profondamente collegata a questa diversità, in un rapporto che si è consolidato attraverso i secoli.

Questa condizione trova un’eco sorprendente nel contesto giapponese. Sebbene il Giappone non sia un grande paese dal punto di vista territoriale, presenta una diversità naturale notevole: molteplici tipologie di alberi, pietre e risorse naturali hanno permesso agli architetti giapponesi di sviluppare una tradizione progettuale che lavora con questi materiali da generazioni. 

La convergenza tra le due culture risiede proprio in questo: i materiali e la vita delle persone sono profondamente collegati, sia nel Mediterraneo che in Giappone. Le condizioni sono sorprendentemente simili, creando una base comune per un’architettura che ascolta il territorio, rispetta le risorse locali e costruisce spazi in armonia con l’ambiente circostante.

La Biofilia come Fondamento della Pratica Progettuale 
Negli ultimi vent’anni, la biofilia è emersa come uno dei principali concetti della pratica architettonica di Kengo Kuma. Sebbene la sua preferenza personale rimanga il legno, l’approccio biofilico ha ampliato significativamente la comprensione dell’uso dei materiali, fornendo indicazioni preziose che vanno ben oltre la superficie. 

“La biofilia mi ha dato molte indicazioni sull’ecosistema totale dell’edificio“, sottolinea l’architetto. L’architettura biofilica non si limita infatti all’applicazione di materiali naturali sulle superfici per un effetto estetico. Il vero obiettivo è utilizzare i materiali naturali come parte dell’ecosistema, integrandoli in un sistema più ampio e complesso.

Quando questa filosofia viene estesa all’intero edificio, la costruzione può diventare parte dell’ecosistema del paese stesso. Questo approccio sistemico rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: i materiali naturali non sono semplici finiture decorative, ma elementi attivi che contribuiscono alla creazione di un ambiente vivo e in equilibrio. Portare questa idea a tutto l’edificio significa trasformare ogni progetto architettonico in un tassello di un sistema più ampio, capace di dialogare con il contesto naturale e sociale in cui si inserisce.

Sostenibilità: La Guida per Ogni Sistema dell’Edificio 
La sostenibilità guida certamente l’atmosfera naturale e calda degli spazi abitativi, ma secondo la visione di Kuma, il suo ruolo va molto oltre l’aspetto percettivo ed emotivo. La sostenibilità fornisce indicazioni fondamentali su tutto l’edificio: dalle condizioni ambientali al sistema di illuminazione naturale, dal sistema materiale a ogni componente dell’organismo edilizio. 

Ogni sistema dell’edificio è guidato dalla sostenibilità. Senza questa guida, sostiene l’architetto, non è più possibile procedere nel disegno architettonico. La sostenibilità non è quindi un valore aggiunto o un optional da considerare nelle fasi finali del progetto, ma la condizione necessaria e imprescindibile per fare architettura nel nostro tempo. È il filo conduttore che attraversa ogni scelta progettuale, dalla concezione iniziale alla realizzazione finale.

L’Acqua: Materiale ed Elemento del Ciclo Naturale 
Il ruolo dell’acqua nella riflessione progettuale di Kengo Kuma rappresenta un ulteriore esempio di come la natura possa essere integrata nell’architettura a molteplici livelli. L’acqua è parte della natura, parte del ciclo naturale, e i materiali utilizzati in architettura devono inserirsi in questo ciclo, seguendo la ruta dell’acqua stessa. 

Ma l’acqua non è solo un elemento da considerare nel sistema edilizio: in alcuni progetti, diventa essa stessa uno dei materiali principali. Nel museo di Nasu e nel museo di Brion-Vega in Portogallo, Kuma ha utilizzato l’acqua come materiale progettuale a pieno titolo. Questa scelta risponde a molteplici ragioni: l’acqua è esteticamente bellissima, ma soprattutto l’acqua moderna è parte del ciclo naturale, rappresentando un elemento di connessione profonda tra architettura e ambiente.

In questo contesto, emerge con forza il tema del riciclaggio dei materiali, che rappresenta il ruolo più importante per gli architetti contemporanei. In un’epoca in cui le risorse naturali sono limitate e l’impatto ambientale delle costruzioni è sempre più evidente, ripensare i materiali in termini di cicli e flussi diventa una responsabilità etica oltre che progettuale. Ogni materiale deve essere considerato non come un elemento isolato, ma come parte di un sistema circolare più ampio.

Un Dialogo Tra Culture per l’Architettura del Futuro 
La riflessione di Kengo Kuma ci restituisce una visione dell’architettura profondamente radicata nella materia e nel territorio, ma al tempo stesso proiettata verso il futuro. Il dialogo tra la tradizione mediterranea e quella giapponese non è un esercizio accademico o una semplice comparazione stilistica, ma una necessità pratica per affrontare le sfide dell’abitare contemporaneo. 

Entrambe le culture hanno sviluppato nel corso dei secoli una sensibilità particolare verso i materiali naturali e il contesto ambientale. Questa eredità culturale rappresenta oggi una risorsa preziosa per ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo i nostri spazi di vita. L’architettura biofilica, l’uso consapevole dei materiali naturali, l’integrazione degli edifici negli ecosistemi locali non sono tendenze passeggere, ma risposte concrete alle esigenze di sostenibilità e benessere che caratterizzano il nostro tempo. 

La lezione che emerge dalla visione di Kuma è chiara: l’architettura deve tornare a essere parte di una conversazione più ampia con i materiali, con la natura, con i cicli naturali. Solo così può rispondere alle sfide contemporanee senza perdere la propria identità e il proprio legame con il territorio.

Diasen e la Cultura dei Materiali come Ecosistema 
L’approccio progettuale descritto da Kengo Kuma trova una naturale risonanza nella filosofia di Diasen, azienda B-Corp marchigiana specializzata in sistemi architettonici a base di sughero e materiali naturali. Come sottolineato dall’architetto giapponese, i materiali naturali non sono semplici superfici, ma elementi vivi capaci di creare ecosistemi edilizi sostenibili e in armonia con l’ambiente.  

In Diasen condividiamo questa visione, ponendo al centro della nostra ricerca il sughero come materiale biofilico per eccellenza: naturale, tattile, evolutivo, capace di combinare estetica, prestazioni tecniche e benessere abitativo. Il nostro impegno nel promuovere un’etica dei materiali e nel costruire una bellezza che dura nel tempo si allinea perfettamente con i principi espressi da Kuma: un’architettura che ascolta, che rispetta il contesto e che restituisce centralità all’uomo e alla natura.

Attraverso la continua ricerca su materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi innovativi, Diasen accompagna progettisti e architetti nella creazione di edifici che non si limitano a costruire spazi, ma li rendono vivi, integrandoli con il paesaggio e migliorando il benessere delle persone. Il dialogo tra Mediterraneo e Giappone, tra tradizione e innovazione, tra materia e sostenibilità continua a offrire indicazioni preziose per progettare ambienti rigenerativi che migliorano concretamente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente che abitiamo.

A Dialogue Between Cultures for the Architecture of the Future
Kengo Kuma's reflection offers a vision of architecture deeply rooted in the material and the territory, yet simultaneously forward-looking. The dialogue between the Mediterranean and Japanese traditions is not an academic exercise or a simple stylistic comparison, but a practical necessity to address the challenges of contemporary living.

Over the centuries, both cultures have developed a particular sensitivity to natural materials and the environmental context. This cultural heritage today represents a precious resource for rethinking the way we design and construct our living spaces. Biophilic architecture, the conscious use of natural materials, and the integration of buildings into local ecosystems are not passing trends, but concrete responses to the demands of sustainability and well-being that characterize our time.

The lesson that emerges from Kuma's vision is clear: architecture must return to being part of a broader conversation with materials, with nature, and with natural cycles. Only in this way can it respond to contemporary challenges without losing its identity and connection to the territory.

Diasen and the Culture of Materials as an Ecosystem
The design approach described by Kengo Kuma finds a natural resonance in the philosophy of Diasen, a Marche-based B-Corp company specializing in architectural systems based on cork and natural materials. As the Japanese architect emphasized, natural materials are not simple surfaces, but living elements capable of creating sustainable building ecosystems in harmony with the environment.

At Diasen, we share this vision, placing cork at the center of our research as the biophilic material par excellence: natural, tactile, evolving, capable of combining aesthetics, technical performance, and living comfort. Our commitment to promoting an ethics of materials and building lasting beauty aligns perfectly with the principles expressed by Kuma: an architecture that listens, respects the context, and restores the centrality of humanity and nature.

Through ongoing research into eco-friendly materials and innovative construction systems, Diasen supports designers and architects in creating buildings that do more than simply construct spaces, but bring them to life, integrating them with the landscape and improving people's well-being. The dialogue between the Mediterranean and Japan, between tradition and innovation, between materials and sustainability, continues to offer valuable insights for designing regenerative environments that concretely improve the quality of life of people and the environment we inhabit.

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Una nuova centrale termica per l’Hotel Des Etrangers di Milano: la testimonianza dell’installatore sull’esperienza con Safety-plus

Nel cuore del quartiere Tortona, tra la frenesia creativa dei Navigli e l’energia dei nuovi hub milanesi, l’Hotel Des Etrangers è una struttura tre stelle moderna ed elegante che accoglie ogni giorno professionisti, turisti e viaggiatori da tutto il mondo. Un hotel che vive al ritmo della città: 91 camere, sale meeting, servizio 24h, flussi continui di ospiti e impianti che devono funzionare sempre, senza intoppi.

Qui comfort e continuità sono imprescindibili: per questo è stato necessario rifare completamente la centrale termica. Una sfida che ha richiesto affidabilità, velocità di installazione e tecnologie adatte a garantire performance adeguate nel tempo.

La testimonianza diretta di Giorgio Bonfanti, l’installatore che ha scelto il sistema Safety-plus di Aquatechnik per la nuova rete di distribuzione, è il nostro punto di partenza per raccontare questo progetto. Scopriamo il punto di vista di chi ha lavorato all’impianto. 

Le esigenze: la nuova centrale termica dell’Hotel Des Etrangers

La precedente centrale termica mostrava problemi strutturali ormai impossibili da ignorare: i tubi erano corrosi, e compromettevano sia la qualità dell’acqua che la sicurezza dell’intero impianto.

La nuova centrale doveva essere:

  • più resistente, con materiali non soggetti a corrosione;
  • più moderna, in linea con lo stile e l’efficienza dell’hotel;
  • più facile da gestire, con una manutenzione semplice, importante in un complesso con altezze impegnative e spazi stretti;
  • più affidabile, per garantire comfort a tutte le camere.

Per raggiungere questi obiettivi è stato scelto un sistema di raccordi multistrato evoluto, intuitivo e progettato per installazioni veloci: Safety-plus.

L’esperienza dell’installatore: un lavoro più comodo, più rapido… e perfino divertente

Il racconto di Giorgio Bonfanti è davvero interessante. E non lo diciamo perché ha scelto i nostri sistemi, ma perché racconta davvero la sua esperienza in cantiere, l’installazione vera e propria.

Una testimonianza sincera, senza copioni, tra dichiarazioni spontanee e un po’ di divertimento.

https://www.facebook.com/reel/731244806680732

Guarda tutta la testimonianza

La scena: sei metri d’altezza, angoli stretti e tempi da rispettare

Nella centrale termica dell’Hotel Des Etrangers si lavora in quota. Chi utilizza sistemi tradizionali – come spiega il signor Giorgio – deve salire sul trabattello con pinzatrice e ganasce, completare ogni pressatura in posizione scomoda e ripetere la procedura per ogni angolo o innesto.

Con Safety-plus la dinamica cambia completamente: prepari tubo e raccordo a banco → sali con il pezzo pronto → chiudi le calotte.

Un vantaggio operativo enorme, soprattutto a 5–6 metri di altezza, dove ogni movimento diventa più macchinoso.

“Preferisco questo sistema. Se sbagli, recuperi il raccordo e non butti via niente.”

Uno dei punti che Giorgio sottolinea con maggiore entusiasmo è la possibilità di recuperare il raccordo.
Grazie alla calotta svitabile, il raccordo multistrato Safety-plus può essere aperto, regolato, e, se necessario, riutilizzato. Una caratteristica impossibile con tutti sistemi press-fitting.

L’installatore che sperimenta
Nessuno gli aveva mostrato la procedura completa. Gli sono bastati pochi accorgimenti tecnici del team Aquatechnik, la logica intuitiva del sistema e l’entusiasmo di capire come funzionava un sistema alternativo. 
Così, ha iniziato a fare prove reali: test sui diametri fino a 90 mm, verifiche di tenuta, prove di montaggio e smontaggio e adattamenti in situ.
Il tutto in tempi rapidissimi e senza alcuna complicazione – e con un pizzico di divertimento.

La tecnologia Safety-plus: la differenza dei raccordi multistrato a passaggio totale nel progetto

L’esperienza del signor Bonfanti conferma quello che distingue Safety-plus in fase di installazione e nel ciclo di vita dell’impianto.
1. Bicchieratura del tubo per un’installazione più rapida
La bicchieratura:·        
  •  allarga l’estremità del tubo,·         
  • permette di calzarlo facilmente sul raccordo,·         
  • garantisce un passaggio totale del flusso (senza strozzature),·         
  • riduce le perdite di carico.
Per gli installatori significa lavorare il materiale a banco e montare in quota in modo semplice e veloce.
2. Sistema antisfilamento con calotta
La calotta in PA-M assicura:·        
  •  bloccaggio meccanico del tubo,·        
  •  impossibilità di sfilamento,·       
  •   totale sicurezza anche in giunzioni sottomuratura,·        
  •  possibilità di smontare e riutilizzare il raccordo.
È proprio questa caratteristica che ha permesso a Giorgio di lavorare in autonomia e con estrema flessibilità operativa.
3. Materiali sintetici avanzati per impianti moderni
I raccordi Safety-plus sono:·       
  • 100% lead free, conformi alla direttiva “Drinking Water” 2020/2184,·       
  • resistenti alla corrosione,·         
  • stabili agli urti e agli stress meccanici,·         
  • realizzati con materiali di alta qualità - PPS per il corpo, PA-M per le calotte, O-ring in EPDM.
In un impianto destinato a un hotel con flussi ininterrotti e cicli termici costanti, la resistenza nel tempo è un fattore essenziale.
4. Massima igiene e anti-legionella
La geometria interna dei raccordi e le figure dedicate riducono al minimo i ristagni d’acqua. Un plus fondamentale in una grande struttura ricettiva dove la qualità dell’acqua è prioritaria.
5. Installazione più veloce fino al 47% 
Test comparativi hanno dimostrato come il sistema Safety richieda tempi significativamente inferiori rispetto alle installazioni in acciaio.
La testimonianza del signor Giorgio lo conferma sul campo: la linea principale è stata completata in due giorni.

Il risultato: 70 camere servite, zero criticità dopo due anni

L’intervento prevedeva l’alimentazione di 70 camere e dei servizi interni dell’hotel. In soli due giorni, la rete principale è stata installata, collaudata e messa in funzione.

“E sono già andati per 2 anni, tranquillamente, sia caldo che freddo”.

L’impianto continua a funzionare senza problemi, con performance stabili.

La differenza Safety-plus per il settore alberghiero e terziario

La centrale termica di un hotel come il Des Etrangers non è un impianto qualsiasi: è un’infrastruttura complessa che deve sostenere ritmi intensi, picchi di utilizzo, continuità assoluta di servizio.
La testimonianza dell’installatore Giorgio Bonfanti conferma quanto la scelta del sistema di raccordi possa incidere su:

•    ergonomia per l’installatore,
•    tempi effettivi di esecuzione,
•    sicurezza di esercizio,
•    durata dell’impianto.

E Safety-plus si è dimostrato l’alleato perfetto per questo progetto. Molto più di un sistema multistrato: è una soluzione che cambia il modo di lavorare. È più veloce, comodo, sicuro, moderno.
Nato per chi lavora ogni giorno su impianti che richiedono soluzioni avanzate e risultati affidabili, senza trascurare la semplicità della lavorazione. Semplifica il tuo lavoro, come ha fatto Giorgio!


Caratteristica

Safety-plus

Raccordi tradizionali / press-fitting

Tecnologia di giunzione

Bicchieratura e calotta antisfilamento

Pressatura con ganasce

Passaggio del fluido

Passaggio totale, senza strozzature

Riduzioni interne e maggiore perdita di carico

Operatività in quota

Preparazione delle giunzioni tubo/raccordo a banco e montaggio in quota

Necessità di salire con pinza e ganasce, pressare in posizione scomoda

Velocità di installazione

Fino al 47% più veloce (meno operazioni, procedure intuitive)

Installazione più lenta: pressature multiple, attrezzature ingombranti

Recuperabilità del raccordo

Sì: il raccordo può essere smontato e riutilizzato svitando la calotta

No: se sbagli, il raccordo va buttato

Affidabilità della giunzione

Tenuta idraulica e meccanica garantita da conicità + 2 O-ring

Tenuta affidata solo alla corretta pressatura

Resistenza nel tempo

Materiali sintetici PPS/PA-M anti-corrosione e anti-urto

Parti metalliche soggette a corrosione, calcare e deformazioni

Igiene e anti-legionella

Geometria interna progettata per minimizzare ristagni

Rischio ristagni maggiore, soprattutto con geometrie complesse

Preparazione materiale

nessuna

Calibrazione del tubo prima di ogni giunzione

Attrezzatura richiesta

Bicchieratrice con estrattori specifici per ogni diametro e chiave per calotta

Pinzatrici e ganasce specifiche per ogni diametro

Comodità per l’installatore

Lavoro più fluido, sicuro e meno pesante (soprattutto in quota)

Operazioni più impegnative, faticose e meno ergonomiche

Le differenze tra i raccordi multistrato Safety-plus e i sistemi tradizionali

META
Centrale termica Hotel Des Etrangers: case study Safety-plus
L’installatore Giorgio Bonfanti racconta come Safety-plus ha migliorato tempi, sicurezza e operatività nella centrale termica dell’Hotel Des Etrangers.
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Il conto alla rovescia è iniziato. ⏳
Mancano solo 15 giorni al BIMeet&Greet.

Il 1° e 2 ottobre ci ritroviamo a Brescia per due giornate di confronto, formazione, networking e solidarietà.

📍 1–2 ottobre 2026 | Brescia
🎟️ Hai già il tuo biglietto? → https://bimeetandgreet.com/biglietti/

Ci siamo quasi. Ci vediamo al BIMeet&Greet.

#BIMeetandGreet #BIM #BuildingInformationModeling #BIMCommunity #DigitalConstruction #DigitalTransformation #EventoBIM #AEC #Brescia #SkeinBIM #BIMKnow #FondazioneNadiaToffaOnlus

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