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Eurotubi Europa
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Ha pubblicato un articolo il 15/09/2026
Ottenute le certificazioni EPD “Dichiarazione Ambientale di Prodotto” anche per le gamme Pressfitting AISI 304

Eurotubi Pressfitting gamme inox: sono disponibili alla pagina “certificazioni” tutte le dichiarazioni ambientali di prodotto. Dopo il primario ottenimento della certificazione relativa alla gamma inox AISI 316L con profilo M, ora potrete consultare e scaricare liberamente anche le certificazioni relative alle gamme pressfitting in acciaio inox AISI 304, V e M e AISI 316L con profilo V.


Richiesta in particolare dai mercati europei più attenti ai temi della sostenibilità, primi tra tutti la Scandinavia e la Germania, la certificazione EPD costituisce oggi un requisito imprescindibile per i materiali impiantistici utilizzati dai costruttori che mirano a ottenere le certificazioni di edilizia sostenibile e a partecipare a gare d’appalto pubbliche, sempre più rigorose sotto il profilo dell’impatto ambientale.

I certificati EPD, “dichiarazione ambientale di prodotto”, consentono di comunicare in maniera trasparente, oggettiva e comparabile l’impatto ambientale di un prodotto lungo l’intero ciclo di vita, dalla fase produttiva fino allo smaltimento. Questo strumento supporta i produttori, gli utilizzatori e gli stakeholder nel compiere scelte più consapevoli e orientate alla sostenibilità.

Perché l’EPD è uno strumento indispensabile per l’ambiente e il settore delle costruzioni?
La Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD) agisce come una carta d’identità ecologica. In un mercato spesso saturo di promesse ambientali generiche, questo documento sposta l’attenzione dalle parole ai dati, offrendo una misurazione oggettiva dell’impatto di un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita.

Misurazioni certe contro ogni possibile ambiguità ambientale
Il primo valore dell’EPD è la trasparenza. Non si basa su stime approssimative, ma su un’analisi rigorosa che quantifica emissioni di CO₂, i consumi di energia e l’utilizzo delle risorse idriche. Il fatto che i dati siano verificati da enti esterni indipendenti elimina il rischio di dichiarazioni ingannevoli, garantendo che ogni affermazione sulla sostenibilità sia supportata da prove scientifiche. Questo permette ai progettisti e agli acquirenti di confrontare i prodotti sulla base del loro reale impatto ambientale, premiando chi si impegna davvero a ridurre l’impronta ecologica.

Un motore reale per l’efficienza e il riciclo dei prodotti
Oltre alla comunicazione esterna, l’EPD è un prezioso strumento di autovalutazione. Analizzando ogni singola fase del processo, le aziende possono individuare con precisione dove si verificano i maggiori sprechi. Questo monitoraggio costante spinge a ottimizzare la logistica, ridurre i consumi energetici e integrare materiali di recupero, favorendo un modello di economia circolare. Migliorare i parametri di una dichiarazione ambientale significa, nei fatti, investire in tecnologie più pulite e processi produttivi più snelli.

Standard comuni e accesso globale alle informazioni ambientali
L’EPD standardizza il linguaggio della sostenibilità, essendo riconosciuta a livello internazionale e richiesta dai principali protocolli di bioedilizia e dalle normative sugli appalti pubblici. Inoltre, favorisce la circolazione di prodotti a basso impatto senza barriere burocratiche. Adottare questo strumento non è solo una scelta etica, ma una necessità operativa per operare in contesti dove il rispetto dell’ambiente è ormai un requisito d’accesso obbligatorio.

L’EPD trasforma la responsabilità ambientale in una pratica gestionale quotidiana, rendendo la salvaguardia del pianeta un obiettivo misurabile e raggiungibile.

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POV: hai perso la prima occasione ma l’universo ha deciso di darti un’altra chance. 🫠

La domanda è: la coglierai? 👀

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*Evento organizzato da Skeinholding Srl Società Benefit

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⏳ Manca poco!

Martedì 22 settembre chiudono le iscrizioni alla BIM Night.

Per partecipare è necessario prenotare il proprio posto sul sito ufficiale.
I posti sono limitati: se vuoi esserci, non aspettare oltre.

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Notifier
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Ha pubblicato un articolo il 01/10/2026
Ripensiamo al settore della rivelazione incendio per rendere gli ambienti più sicuri e connessi

Honeywell, leader mondiale nella sicurezza antincendio, ha recentemente lanciato un innovativo sistema di rivelazione incendi che integra avanzati sensori di fumo e calore Self-Test, conformi alla normativa EN. 

Questo sistema rivoluzionario consente di testare automaticamente i rivelatori, cambiando radicalmente il modo in cui i sistemi di sicurezza vengono installati, testati e manutenuti.
I Self-Test sono dotati di un modulo interno che genera fumo per testare il sensore ottico, una ventola per distribuirlo uniformemente e un termistore per testare la componente termica.

Un trasmettitore Bluetooth integrato consente la connessione all'app CLSS, facilitando la localizzazione e l'ispezione dei dispositivi. Il sistema offre flessibilità nel testare singoli dispositivi o interi loop, ottimizzando tempi e costi operativi.

Questo sistema non solo aumenta la consapevolezza di tutti gli stakeholders sulle necessità di messa in sicurezza, ma fornisce anche strumenti digitali avanzati che semplificano le operazioni di manutenzione. Inoltre, supporta la conformità normativa e migliora le funzionalità generali del sistema.

Con l'innovazione tecnologica di Honeywell, le aziende possono ora contare su una gestione della sicurezza antincendio più efficace e intelligente, riducendo i rischi e aumentando la protezione delle persone e dei beni

 Scegliere il nuovo sistema di rivelazione incendi di Honeywell significa investire nella sicurezza e tranquillità per il futuro.

La centrale di rivelazione incendio NOTIFIER INSPIRE™ è caratterizzata da un design modulare, è disponibile in versioni da 10U e 15U, utilizza il protocollo digitale ADV per una rivelazione incendi rapida ed efficiente. Dotata di un intuitivo touch screen a colori da 10 pollici, il sistema offre una gestione semplificata.
Tutto questo, insieme alla piattaforma cloud CLSS (Connected Life Safety Services), rappresenta la soluzione ideale per creare ambienti più sicuri.

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Ave S.p.a.
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Ha pubblicato un articolo il 16/07/2026
I cronotermostati AVEbus e connessi si aggiornano: arrivano il “Controllo Umidità” e la "Funzione Hotel"

AVE introduce importanti aggiornamenti dedicati al suo iconico cronotermostato con ghiera rotativa e display a colori, disponibile in versione connessa IoT e filare AVEbus.

Progettato per coniugare estetica e funzionalità, il dispositivo introduce ora caratteristiche avanzate per la gestione dell’umidità e l'ottimizzazione dei contesti ricettivi, confermandosi un valore aggiunto per la gestione della termoregolazione all’interno della Smart Home e dell'Intelligent Building.

Il comfort passa dal controllo dell’umidità
Il benessere indoor dipende non solo dalla temperatura, ma anche dalla qualità dell’aria. Mantenere corrette condizioni igrometriche è fondamentale per la salute, la conservazione degli ambienti e l’efficienza energetica.

AVE introduce la gestione dell’umidità nella stagione estiva, disponibile sia sulla versione connessa IoT (44xCRTxxx-W) che su quella domotica AVEbus (44xABCRTxxx). Grazie a questa nuova funzionalità è possibile:
● monitorare in tempo reale il valore di umidità relativa in ambiente;
● regolare e visualizzare i parametri, direttamente da smartphone o tablet;
● impostare tre soglie di intervento per attivare sistemi di deumidificazione e fermare la richiesta termica.

L’interfaccia grafica garantisce un’esperienza d’uso semplice e intuitiva, permettendo una regolazione precisa della temperatura e una gestione ottimale dell’umidità.

Nuova "Funzione Hotel": controllo totale e flessibilità
Per rispondere alle crescenti richieste del settore ricettivo (B&B, Hotel e case vacanze), AVE ha implementato sui suoi cronotermostati anche la Funzione Hotel. Questa modalità permette al gestore di limitare la variazione del set-point locale effettuabile dall'ospite, garantendo un risparmio energetico ottimale senza rinunciare al comfort:

● Limitazione locale: è possibile restringere il range di regolazione locale da un minimo di ±1°C a un massimo di ±5°C rispetto al set-point impostato.

● Feedback visivo: sia l'applicazione che il display del cronotermostato evidenziano graficamente la limitazione attiva.

● Gestione semplificata: localmente l'ospite può solo accendere/spegnere il dispositivo, regolare la temperatura entro il range permesso e cambiare la visualizzazione; il gestore mantiene invece il controllo totale e libero via app.

Tecnologia e design coordinato
Il cronotermostato AVE continua a distinguersi per la sua versatilità installativa:

● la versione connessa, grazie alla tecnologia Wi-Fi Mesh, comunica direttamente con i dispositivi della gamma IoT AVE, senza bisogno di gateway esterni. Una soluzione ideale per impianti smart, semplici da configurare e gestire;

● la versione filare, pensata per l’ecosistema AVEbus, assicura un controllo domotico avanzato, perfetto per contesti professionali, edifici e abitazioni di grandi dimensioni.

Entrambe le versioni offrono diverse finiture — in alluminio (naturale o antracite) e tecnopolimero (bianco opaco Whitek, lucido Domus e grigio opaco Tekla). Grazie ai nuovi aggiornamenti, i cronotermostati AVE si confermano una soluzione d’eccellenza, capace di unire design e tecnologia per rispondere con efficacia alle moderne esigenze dell'abitare.


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Diasen s.r.l.
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Ha pubblicato un articolo il 01/09/2026
Architettura Biofilica e Materiali Naturali: La Visione di Kengo Kuma tra Mediterraneo e Giappone

“Penso che il Mediterraneo abbia una lunga storia di conversazioni con i materiali“.
Con queste parole, l’architetto giapponese Kengo Kuma ha aperto la sua riflessione sui legami profondi tra natura, materiali e architettura, condividendo una visione che intreccia due culture apparentemente distanti ma intimamente connesse: quella del bacino mediterraneo e quella giapponese. Un dialogo che va oltre la geografia per abbracciare una filosofia progettuale radicata nel territorio, nella sostenibilità e nel rispetto per l’ecosistema.

Mediterraneo e Giappone: Due Culture, un Unico Dialogo con i Materiali
La natura del Mediterraneo possiede caratteristiche uniche e una bellezza distintiva che si manifesta attraverso una straordinaria ricchezza materica. Il ferro, le pietre speciali, il calore del clima hanno generato nel tempo una diversità che l’architettura ha saputo interpretare e valorizzare, stabilendo un legame indissolubile con questa varietà naturale. L’architettura mediterranea è profondamente collegata a questa diversità, in un rapporto che si è consolidato attraverso i secoli.

Questa condizione trova un’eco sorprendente nel contesto giapponese. Sebbene il Giappone non sia un grande paese dal punto di vista territoriale, presenta una diversità naturale notevole: molteplici tipologie di alberi, pietre e risorse naturali hanno permesso agli architetti giapponesi di sviluppare una tradizione progettuale che lavora con questi materiali da generazioni. 

La convergenza tra le due culture risiede proprio in questo: i materiali e la vita delle persone sono profondamente collegati, sia nel Mediterraneo che in Giappone. Le condizioni sono sorprendentemente simili, creando una base comune per un’architettura che ascolta il territorio, rispetta le risorse locali e costruisce spazi in armonia con l’ambiente circostante.

La Biofilia come Fondamento della Pratica Progettuale 
Negli ultimi vent’anni, la biofilia è emersa come uno dei principali concetti della pratica architettonica di Kengo Kuma. Sebbene la sua preferenza personale rimanga il legno, l’approccio biofilico ha ampliato significativamente la comprensione dell’uso dei materiali, fornendo indicazioni preziose che vanno ben oltre la superficie. 

“La biofilia mi ha dato molte indicazioni sull’ecosistema totale dell’edificio“, sottolinea l’architetto. L’architettura biofilica non si limita infatti all’applicazione di materiali naturali sulle superfici per un effetto estetico. Il vero obiettivo è utilizzare i materiali naturali come parte dell’ecosistema, integrandoli in un sistema più ampio e complesso.

Quando questa filosofia viene estesa all’intero edificio, la costruzione può diventare parte dell’ecosistema del paese stesso. Questo approccio sistemico rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: i materiali naturali non sono semplici finiture decorative, ma elementi attivi che contribuiscono alla creazione di un ambiente vivo e in equilibrio. Portare questa idea a tutto l’edificio significa trasformare ogni progetto architettonico in un tassello di un sistema più ampio, capace di dialogare con il contesto naturale e sociale in cui si inserisce.

Sostenibilità: La Guida per Ogni Sistema dell’Edificio 
La sostenibilità guida certamente l’atmosfera naturale e calda degli spazi abitativi, ma secondo la visione di Kuma, il suo ruolo va molto oltre l’aspetto percettivo ed emotivo. La sostenibilità fornisce indicazioni fondamentali su tutto l’edificio: dalle condizioni ambientali al sistema di illuminazione naturale, dal sistema materiale a ogni componente dell’organismo edilizio. 

Ogni sistema dell’edificio è guidato dalla sostenibilità. Senza questa guida, sostiene l’architetto, non è più possibile procedere nel disegno architettonico. La sostenibilità non è quindi un valore aggiunto o un optional da considerare nelle fasi finali del progetto, ma la condizione necessaria e imprescindibile per fare architettura nel nostro tempo. È il filo conduttore che attraversa ogni scelta progettuale, dalla concezione iniziale alla realizzazione finale.

L’Acqua: Materiale ed Elemento del Ciclo Naturale 
Il ruolo dell’acqua nella riflessione progettuale di Kengo Kuma rappresenta un ulteriore esempio di come la natura possa essere integrata nell’architettura a molteplici livelli. L’acqua è parte della natura, parte del ciclo naturale, e i materiali utilizzati in architettura devono inserirsi in questo ciclo, seguendo la ruta dell’acqua stessa. 

Ma l’acqua non è solo un elemento da considerare nel sistema edilizio: in alcuni progetti, diventa essa stessa uno dei materiali principali. Nel museo di Nasu e nel museo di Brion-Vega in Portogallo, Kuma ha utilizzato l’acqua come materiale progettuale a pieno titolo. Questa scelta risponde a molteplici ragioni: l’acqua è esteticamente bellissima, ma soprattutto l’acqua moderna è parte del ciclo naturale, rappresentando un elemento di connessione profonda tra architettura e ambiente.

In questo contesto, emerge con forza il tema del riciclaggio dei materiali, che rappresenta il ruolo più importante per gli architetti contemporanei. In un’epoca in cui le risorse naturali sono limitate e l’impatto ambientale delle costruzioni è sempre più evidente, ripensare i materiali in termini di cicli e flussi diventa una responsabilità etica oltre che progettuale. Ogni materiale deve essere considerato non come un elemento isolato, ma come parte di un sistema circolare più ampio.

Un Dialogo Tra Culture per l’Architettura del Futuro 
La riflessione di Kengo Kuma ci restituisce una visione dell’architettura profondamente radicata nella materia e nel territorio, ma al tempo stesso proiettata verso il futuro. Il dialogo tra la tradizione mediterranea e quella giapponese non è un esercizio accademico o una semplice comparazione stilistica, ma una necessità pratica per affrontare le sfide dell’abitare contemporaneo. 

Entrambe le culture hanno sviluppato nel corso dei secoli una sensibilità particolare verso i materiali naturali e il contesto ambientale. Questa eredità culturale rappresenta oggi una risorsa preziosa per ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo i nostri spazi di vita. L’architettura biofilica, l’uso consapevole dei materiali naturali, l’integrazione degli edifici negli ecosistemi locali non sono tendenze passeggere, ma risposte concrete alle esigenze di sostenibilità e benessere che caratterizzano il nostro tempo. 

La lezione che emerge dalla visione di Kuma è chiara: l’architettura deve tornare a essere parte di una conversazione più ampia con i materiali, con la natura, con i cicli naturali. Solo così può rispondere alle sfide contemporanee senza perdere la propria identità e il proprio legame con il territorio.

Diasen e la Cultura dei Materiali come Ecosistema 
L’approccio progettuale descritto da Kengo Kuma trova una naturale risonanza nella filosofia di Diasen, azienda B-Corp marchigiana specializzata in sistemi architettonici a base di sughero e materiali naturali. Come sottolineato dall’architetto giapponese, i materiali naturali non sono semplici superfici, ma elementi vivi capaci di creare ecosistemi edilizi sostenibili e in armonia con l’ambiente.  

In Diasen condividiamo questa visione, ponendo al centro della nostra ricerca il sughero come materiale biofilico per eccellenza: naturale, tattile, evolutivo, capace di combinare estetica, prestazioni tecniche e benessere abitativo. Il nostro impegno nel promuovere un’etica dei materiali e nel costruire una bellezza che dura nel tempo si allinea perfettamente con i principi espressi da Kuma: un’architettura che ascolta, che rispetta il contesto e che restituisce centralità all’uomo e alla natura.

Attraverso la continua ricerca su materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi innovativi, Diasen accompagna progettisti e architetti nella creazione di edifici che non si limitano a costruire spazi, ma li rendono vivi, integrandoli con il paesaggio e migliorando il benessere delle persone. Il dialogo tra Mediterraneo e Giappone, tra tradizione e innovazione, tra materia e sostenibilità continua a offrire indicazioni preziose per progettare ambienti rigenerativi che migliorano concretamente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente che abitiamo.

A Dialogue Between Cultures for the Architecture of the Future
Kengo Kuma's reflection offers a vision of architecture deeply rooted in the material and the territory, yet simultaneously forward-looking. The dialogue between the Mediterranean and Japanese traditions is not an academic exercise or a simple stylistic comparison, but a practical necessity to address the challenges of contemporary living.

Over the centuries, both cultures have developed a particular sensitivity to natural materials and the environmental context. This cultural heritage today represents a precious resource for rethinking the way we design and construct our living spaces. Biophilic architecture, the conscious use of natural materials, and the integration of buildings into local ecosystems are not passing trends, but concrete responses to the demands of sustainability and well-being that characterize our time.

The lesson that emerges from Kuma's vision is clear: architecture must return to being part of a broader conversation with materials, with nature, and with natural cycles. Only in this way can it respond to contemporary challenges without losing its identity and connection to the territory.

Diasen and the Culture of Materials as an Ecosystem
The design approach described by Kengo Kuma finds a natural resonance in the philosophy of Diasen, a Marche-based B-Corp company specializing in architectural systems based on cork and natural materials. As the Japanese architect emphasized, natural materials are not simple surfaces, but living elements capable of creating sustainable building ecosystems in harmony with the environment.

At Diasen, we share this vision, placing cork at the center of our research as the biophilic material par excellence: natural, tactile, evolving, capable of combining aesthetics, technical performance, and living comfort. Our commitment to promoting an ethics of materials and building lasting beauty aligns perfectly with the principles expressed by Kuma: an architecture that listens, respects the context, and restores the centrality of humanity and nature.

Through ongoing research into eco-friendly materials and innovative construction systems, Diasen supports designers and architects in creating buildings that do more than simply construct spaces, but bring them to life, integrating them with the landscape and improving people's well-being. The dialogue between the Mediterranean and Japan, between tradition and innovation, between materials and sustainability, continues to offer valuable insights for designing regenerative environments that concretely improve the quality of life of people and the environment we inhabit.

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Il conto alla rovescia è iniziato. ⏳
Mancano solo 15 giorni al BIMeet&Greet.

Il 1° e 2 ottobre ci ritroviamo a Brescia per due giornate di confronto, formazione, networking e solidarietà.

📍 1–2 ottobre 2026 | Brescia
🎟️ Hai già il tuo biglietto? → https://bimeetandgreet.com/biglietti/

Ci siamo quasi. Ci vediamo al BIMeet&Greet.

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